Microsoft Surface Pro 2017 è ufficiale: la nostra video anteprima

Il nuovo Surface Pro 2017 è ufficiale. Microsoft ha appena svelato tutti i dettagli tecnici e lasciato indicazioni sull’arrivo nei negozi. La prima distribuzione riguarderà anche il nostro paese: sarà in vendita dal 15 giugno in Italia con prevendite aperte da oggi 23 maggio e uno sconto del 10% per studenti e docenti. Avremo più configurazioni, differenti per processore, RAM, SSD e connettività. Ci saranno nuove stylus Surface Pen e nuove testiere Surface Type Cover. In autunno, arriveranno anche varianti LTE, vera novità per questa linea. Ecco i prezzi suggeriti in Italia.

Prezzi e configurazioni Surface Pro 2017

  • Surface Pro Core m3, 4 GB di RAM, 128 GB SSD: 959 euro
  • Surface Pro Core i5, 4 GB di RAM, 128 GB SSD: 1169 euro
  • Surface Pro Core i5, 8 GB di RAM, 256 GB SSD: 1499 euro
  • Surface Pro Core i7, 8 GB di RAM, 256 GB SSD: 1829 euro
  • Surface Pro Core i7, 16 GB di RAM, 512 GB SSD: 2549 euro
  • Surface Pro Core i7, 16 GB di RAM, 1 TB SSD: 3149 euro

Vedi Surface Pro in prevendita su Microsoft Store Italia

Surface Pro si chiama semplicemente così. Il suo codice prodotto è 1796. Non è un Surface Pro 5 come previsto e non è solo un aggiornamento tecnico a Surface Pro 4 come ipotizzato. Ci sono novità hardware e nuove modalità d’uso, per un prodotto che si affina e si migliora in ogni aspetto: prestazioni, con Kaby Lake - autonomia, con una batteria più grande - portabilità, con un telaio più snello, un peso minore e configurazioni fanless anche su Core i5 Kaby Lake-U. 


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Wikileaks smaschera la CIA: suo il malware Athena per infettare Windows 10

Wikileaks, Microsoft, la CIA, NSA, malware e segreti governativi: ci sono tutti gli ingredienti per la trama di un bel film di spionaggio da vedere rilassati in TV. Purtroppo questa volta è tutto vero, e i rischi (cibernetici e non) sono elevati.

Wikileaks ha rivelato oggi dei documenti che, in origine, dovevano essere mantenuti segreti per altri 47 anni - fino al 2064 - e che chiamano in causa ancora una volta la Central Intelligence Agency americana. In piena emergenza Wannacry si apre dunque un nuovo filone di indagini che mette sul banco degli imputati proprio la CIA, rea - a dire dei documenti pubblicati da Assange - di aver sviluppato un malware destinato a infettare i computer dotati di sistema operativo Windows 10 e versioni precedenti. Per di più, i lavori sul software malevolo sarebbero iniziati appena un mese dopo il lancio del nuovo OS di Microsoft.

Athena - questo il nome del malware - è stato sviluppato dalla CIA in collaborazione con una società denominata Siege Technologies per rubare dati da un PC individuato dalla CIA inviandoli ai suoi server, nonché di caricare e cancellare file. E il rischio che la CIA potesse fare uso di questo software per introdurre materiale sul computer (vedi propaganda terroristica, per esempio) per incriminare il proprietario è effettivamente alto.


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WannaCry, ex direttore dell’NSA difende la propria agenzia

Nei giorni immediatamente successivi al picco di attività del colossale attacco informatico WannaCry, iniziato lo scorso venerdì, il dibattito è molto acceso su responsabilità e obblighi di tutte le parti coinvolte. Incluse le agenzie governative: l'attacco è infatti stato condotto sfruttando una vulnerabilità scoperta dall'NSA, rubata e divulgata pubblicamente poche settimane fa.

In un colpo di scena paragonabile solo alla scoperta che l'acqua calda è calda, l'NSA difende il proprio operato. Nello specifico, a parlare pubblicamente è stato Keith Alexander, ex direttore dell'agenzia, nel corso dell'evento Disrupt NYC di TechCrunch. Le argomentazioni di Alexander non sono certo insensate: considera gli exploit degli strumenti, che possono essere usati a fin di bene o a fin di male - possono bloccare i computer degli ospedali per denaro come scovare un terrorista, o un rapitore o un killer.

Non possiamo non avere dei tool. L'NSA non ammassa exploit: rivela oltre il 90 per cento di ciò che trova, ma per cacciare un terrorista servono gli exploit.


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